Quotazioni grano, allarme speculazione della Coldiretti: 300 mila aziende in pericolo

Obbligo sistema di etichettatura per grano, pasta e riso: partono 2 anni di sperimentazione
Obbligo sistema di etichettatura per grano, pasta e riso: partono 2 anni di sperimentazione

Per quel che riguarda le quotazioni del grano in Italia è in atto una speculazione che rischia di mettere in serio pericolo tutte le aziende produttrici, ben 300 mila, e di generare la desertificazione su una superficie vasta ben 2 milioni di ettari. Inoltre, con la crisi delle aziende produttrici di grano si rischia di far scomparire dagli scaffali dei supermercati il prodotto made in Italy a tutto svantaggio dei consumatori.

Questo è quanto ha messo in evidenza la Coldiretti nel lanciare l’allarme sul grano made in Italy in concomitanza con #guerradelgrano, un’iniziativa che ha visto arrivare al porto di Bari tanti trattori e migliaia di agricoltori che hanno protestato contro l’arrivo di un mega cargo con grano canadese. Secondo l’Organizzazione degli agricoltori l’arrivo del mega cargo presenta tempistiche a dir poco sospette visto che siamo alla vigilia della raccolta del grano italiano con la conseguenza che le finalità sono palesemente speculative al fine di far abbassare ulteriormente i prezzi all’origine della materia prima alimentare prodotta nel nostro Paese.

La Coldiretti proprio a causa del crollo dei prezzi all’origine denuncia il fatto che in Italia si sta registrando la decimazione delle semine di grano. Ne consegue che è a rischio il primato dell’Italia rappresentato dall’essere, per il grano duro, il principale produttore in Europa ed il secondo al mondo. Ogni anno, infatti, oltre 5 milioni di tonnellate di grano duro made in Italy sono destinate alla produzione della pasta su una superficie coltivata che, pari all’incirca a 1,4 milioni di ettari, è in prevalenza concentrata nelle Regioni del Sud, dalla Sicilia alla Regione Basilicata e passando per la Puglia e la Regione Marche.

I prezzi all’origine del grano sono crollati al punto tale che, mette altresì in evidenza l’Organizzazione degli agricoltori, con 5 chili di materia prima ormai non è possibile acquistare nemmeno un caffè. Di riflesso le semine in Italia sono crollate del 7,3% che equivalgono a ben 100 mila ettari coltivati a grano in meno.