Lavoro 2017, dati Istat: dinamica occupazione cresce a ruota con il Pil

Dati Istat lavoro: occupazione stabile ad ottobre, aumenta il tempo determinato
Dati Istat lavoro: occupazione stabile ad ottobre, aumenta il tempo determinato

Nei primi tre mesi del corrente anno in Italia, per quel che riguarda l’occupazione, le ore complessivamente lavorate hanno fatto registrare un aumento dello 0,3% rispetto all’ultimo trimestre del 2016, e dello 0,8% su base annua, ovverosia rispetto al periodo gennaio-marzo dello scorso anno.

Con il Rapporto ‘Il mercato del lavoro‘ pubblicato oggi, venerdì 9 giugno del 2017, è stato l’Istituto Nazionale di Statistica a mettere in evidenza, inoltre, come l’assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo sia associato ad una dinamica crescente, anche se moderata, del prodotto interno lordo, ovverosia dell’attività economica con punte di incremento significative, in particolare, per molti settori dei servizi. In merito l’Istat ricorda che nel primo quarto del 2017 in Italia il PIL è aumentato dello 0,4% rispetto al Q4 2016, e dell’1,2% su base annua.

Dal lato dell’offerta di lavoro, l’Istituto ha rilevato nel primo trimestre del 2017 un incremento congiunturale dell’occupazione pari allo 0,2% che corrisponde ad un aumento di 52 mila unità lavorative. A contribuire a questo aumento è stata l’occupazione dipendente e quella a termine, mentre nel trimestre, di contro, c’è stato un calo dei lavoratori indipendenti. Di riflesso, il tasso di disoccupazione nei primi tre mesi del corrente anno registra un calo di 0,2 punti percentuali a livello congiunturale per effetto di una diminuzione dei disoccupati pari a 49 mila unita, mentre l’indicatore a confronto con il periodo gennaio-marzo 2016 è rimasto stabile.

Molto buono anche il dato sugli inattivi la cui diminuzione, mette altresì in risalto l’Istat, prosegue a ritmo sostenuto con un calo pari a 473 mila unità in un anno. Il dato è frutto, per coloro che hanno un’età dai 15 ai 64 anni, di un calo degli inattivi di 291 mila unità riferito alle forze di lavoro potenziali, e ad un calo di 183 mila unità riferito invece ad inattivi che non stanno cercando lavoro, e che non sono disposti ad entrare oppure a rientrare nel circuito occupazionale.