Intesa Sanpaolo spiazza il mercato con un solido utile netto

Intesa Sanpaolo spiazza il mercato con un solido utile netto
Intesa Sanpaolo spiazza il mercato con un solido utile netto

Intesa Sanpaolo nel terzo trimestre del 2016 ha riportato un utile netto a 628 milioni di euro che porta i profitti complessivi, da gennaio al mese di settembre, a 2,33 miliardi di euro. A darne notizia è stato proprio il Gruppo bancario quotato in Borsa a Piazza Affari dopo che il Consiglio di Amministrazione della società si è riunito per approvare il resoconto intermedio consolidato al 30 settembre del 2016.

Riguardo al contributo di Intesa Sanpaolo al sostegno dell’economia reale, il Gruppo bancario nei primi nove mesi del 2016 ha erogato 40 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine. Di questi, circa 34 miliardi di euro sono stati erogati in Italia con una crescita pari al 17% rispetto ai primi nove mesi del 2015. Su un totale di circa 34 miliardi di nuovo credito a medio-lungo termine erogato in Italia, circa 29 miliardi sono stati erogati dal Gruppo bancario alle famiglie ed alle piccole e medie imprese con un aumento del 25% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno.

In merito alla solidità di Intesa Sanpaolo, il Gruppo bancario spicca per una elevata patrimonializzazione visto che è largamente superiore a quelli che sono non solo i requisiti normativi, ma anche nello scenario avverso indicato negli stress test. A regime, inoltre, il common equity ratio pro-forma del Gruppo bancario è al 13% tenendo conto dei dividendi maturati nei nove mesi del corrente anno.

Riguardo alle prospettive per l’esercizio di bilancio in corso, il Gruppo bancario Intesa Sanpaolo con una nota ha comunicato d’attendersi un utile netto consolidato non solo superiore a quello del 2015, ma anche coerente, così come indicato nel Piano di Impresa 2014-2017, con l’impegno di distribuire per l’esercizio 2016 tre miliardi di euro di dividendi cash. Nel puntare a tale risultato il Gruppo bancario Intesa Sanpaolo potrà avvalersi ‘dei proventi derivanti dalle cessioni di asset non-core a fronte dell’iscrizione di oneri e rettifiche di valore’.