Donald Trump, pronte le riforme per il boom economico negli Stati Uniti

Riforma fiscale Usa approvata dal Senato, vittoria di Donald Trump
Riforma fiscale Usa approvata dal Senato, vittoria di Donald Trump

Manca oramai meno di un mese all’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, il 45esimo Presidente degli Stati Uniti. Dal giorno dell’elezione ad oggi negli States il mercato azionario si è apprezzato a partire dal Dow Jones che si trova oramai ad un passo dalla quota record dei 20 mila punti.

Gli investitori stanno scommettendo sulle promesse di Donald Trump che, in particolare, con un piano di riforme punta ad agevolare negli Stati Uniti l’avvio di un nuovo boom economico che prevede, tra l’altro, il recupero del potere d’acquisto da parte dei cittadini americani con reddito medio/basso.

Stando al programma di riforme presentato da Donald Trump durante la campagna elettorale, la sfida parte dall’occupazione visto che il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America vuole creare nell’arco di dieci anni la bellezza di 25 milioni di nuovi posti di lavoro. E questo attraverso una crescita del prodotto interno lordo nazionale che potrà arrivare anche al 4% annuo.

Per mantenere le promesse Donald Trump metterà l’America davanti a tutto, e per questo metterà in atto anche una riforma del Fisco unitamente alla messa a punto di un nuovo piano energetico. Nel dettaglio, l’obiettivo è quello di far pagare il giusto, in termini di tasse, ai ricchi, abbassare la pressione fiscale ai ceti medio/bassi, ed alleggerire il carico pure alle imprese affinché tornino ad investire sul suolo americano.

Se per le promesse di Donald Trump si passerà dalle parole ai fatti, allora è probabile che si assisterà innanzitutto ad un apprezzamento ulteriore del dollaro rispetto all’euro anche perché nel corso del 2017 i tassi di interesse USA sono visti e previsti al rialzo. Inoltre, le politiche di espansione economica di Donald Trump non potranno non causare un aumento della crescita dei prezzi, e quindi dell’inflazione, sebbene le dimaniche legate al costo della vita negli States dovrebbero comunque essere ampiamente compensate dall’aumento dell’occupazione.