BTP Italia scadenza novembre 2017 riacquistato dal MEF, dettagli concambio via sindacato

Istat, economia non osservata: 208 miliardi di euro tra sommerso e attività illegali
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Il Dipartimento del Tesoro del MEF, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con un’operazione di concambio via sindacato ha riacquistato il BTP Italia, in scadenza il prossimo 12 novembre del 2017, per un controvalore pari a 4,2 miliardi di euro rispetto ad una offerta complessiva pari a 7,1 miliardi di euro circa. L’operazione di riacquisto è avvenuta a fronte delle contestuale emissione di ulteriori tranche di titoli di Stato che sono rappresentati nello specifico dai seguenti titoli: il BTP 01/11/2027, il BTP 01/02/2020, il CCTeu 15/07/2023, il BTP 01/03/2032 ed il BTP 01/03/2025 in accordo con un comunicato stampa che è stato emesso dal Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze in data venerdì 26 maggio del 2017.

Per quel che riguarda gli investitori qualificati dai quali il MEF ha riacquistato il BTP Italia, in scadenza il prossimo 12 novembre del 2017, il 63% circa è stato riconsegnato dagli istituti di credito, il 34% circa da parte dei fund manager, ed il restante 3% circa da parte di assicurazioni e di istituzioni sovranazionali. Mentre su scala geografica circa l’87% dell’offerta, in fase di riacquisto dei BTP Italia, è stata soddisfatta a favore di investitori domestici. Il 13% restante dell’offerta è invece riconducibile ad investitori esteri con circa l’11% dal Regno Unito ed il restante 2% dalla Francia e dal Medio Oriente.

Ai 4,2 miliardi di euro di titoli di Stato riacquistati, con il BTP Italia, sono corrisposti in controvalore altrettanti titoli collocati che, precisa altresì il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, risultano essere equamente distribuiti tra quelli sopra indicati, ovverosia il BTP 01/11/2027, il BTP 01/02/2020, il CCTeu 15/07/2023, il BTP 01/03/2032 ed il BTP 01/03/2025. L’87% circa è stato collocato a banche contro il 10% circa ai fund manager ed il restante 3% ad istituzioni sovranazionali. Per distribuzione geografica l’81% dei titoli è stato collocato ad investitori domestici rispetto al 14% dal Regno Unito, il 3,5% collocato in Lussemburgo e l’1,5% ad investitori americani.